Cosa significa essere spiriTUali?
La spiritualità è un argomento un po' bistrattato ai giorni nostri. Si passa dal considerare le religioni e i suoi mediatori come unica via verso il divino, a credere che, invece, occorrono pratiche di sciamanesimo o di divinazione (non importa se praticate da noi stessi o da un medium a cui ci rivolgiamo per avere le risposte alle nostre domande). Si crede, inoltre, che il contatto con spiriti guida o parenti defunti o antenati possa darci la pace che desideriamo ottenendo da queste figure delucidazioni su passato, presente e futuro. Si dà addirittura importanza ai cosiddetti numeri angelici, ovvero sequenze di numeri ripetute che ci capita di "incontrare" più volte nella nostra vita di tutti i giorni e che sarebbero, in teoria, mandate appunto dagli angeli o dal divino per trasmetterci messaggi. Di tutto ciò si è fatto tramite principalmente il social Tik Tok circa a partire dagli anni in cui è scoppiata la pandemia del COVID-19 fino ad oggi. Molti creator presentano la spiritualità come parte del proprio stile di vita. Si parla di "self-care spirituale", "manifestazione", "energia positiva", "vibrazioni alte". Ma se ponessimo attenzione alle cose sbagliate? Se in realtà stessimo cercando Dio nelle cose sbagliate? Se fare affidamento sui medium che ci circondano fosse solo uno spreco di tempo, di energie e di valore? Se il modo per sperimentare Dio nella nostra esistenza sia interfacciarsi a lui direttamente, come in una conversazione con un nostro caro o una qualsiasi persona che entra a far parte della nostra vita? Alcuni diranno: "È quello che facciamo ogni giorno o quasi". Io obietto: "Siamo sicuri?". Pensiamoci bene: noi come ci rivolgiamo a Dio? Qualunque sia la fede di appartenenza, ovvio. In che Momento lo cerchiamo? Per quali Motivazioni? E in che Modalità? Guardiamo alla regola delle tre M che ci siamo costruiti:
MOMENTO: Nel momento del bisogno.
MOTIVAZIONI: Ci serve qualcosa per noi o per gli altri.
MODALITÀ: Preghiere e formule ben precise, schematiche e, talvolta, ripetitive.
A guardarlo a prima vista, queste tre M possono sembrare la via classica, praticata e perdurata per secoli, se non millenni, e per questo considerata la più valida. Ma adesso vi propongo la mia versione della regola delle tre M :
MOMENTO: Ogni momento della giornata è buono, in qualsiasi istante (di gioia, di tristezza, di paura, di serenità, di impegno, di pace, di amore, di speranza, di odio, di rabbia, di demoralizzazione, di sovraeccitazione, etc...)
MOTIVAZIONi: Chiedere, Ringraziare, Condividere gioie e dolori, Raccontare, Raccontarci, Conoscere, ConoscerLO, Farci conoscere da lui etc...
MODALITÀ: Dialogo (ad alcuni potrà sembrare un monologo, ma vi assicuro che Lui risponde facendoci venire in mente idee, pensieri, risposte, soluzioni. canzoni...). Avete sentito quel detto che chi parla ad alta voce da solo in realtà sta parlando con qualcuno di impercettibile? Ecco, ora sapete chi è quel qualcuno. Credete che a Dio non importi della vostra quotidianità? vi spiegherò perchè sbagliate nel prossimo post. Intanto...parlategli. Anche solo nella vostra mente. Cominciate quando la sera andate a letto, prima di addormentarvi, una volta spenta la luce. Non formulate preghiere pre-confezionate, raccontategli la vostra giornata, ringraziate e affidate le vostre preoccupazioni. Io ho iniziato così.
Ecco le mie tre M. Cosa ne pensate? Fatemi sapere.
Intanto, torniamo a noi. Se le religioni obbligano a seguire schemi restrittivi, i cosiddetti dogmi, in primis nel modo di vedere Dio e in secundis nel modo di approcciarci a lui, se allo stesso tempo la spiritualità new age promossa da Tik Tok si rivela essa stessa schematica e non libera come la spiritualità stessa dovrebbe essere (in quanto dovrebbe portarci alla piena scoperta dell' Io, del Sè interiore e superiore e alla piena libertà di azione nella consapevolezza di non essere parte di un solo mondo, che sia esso terreno o spirituale, ma di due mondi che convivono in noi), allora cosa vuol dire essere spirituali? A mio parere c'è una sola risposta: riconoscere che c'è dell'umano nel divino (giungento così a demistificarlo, ricordandoci che se ci ha creato a sua immagine e somiglianza non vuol dire che siamo simili a lui solo in aspetto fisico ma anche e sopratutto nell'animo) e che c'è del divino nell'umano per le medesime ragioni. Una volta capito questo possiamo smettere di vedere il divino come distante da noi migliaia di anni luce, come qualcosa di Superiore e Irraggiungibile ma come qualcosa a portata di mano, vicino, palese. Come qualcosa che possiamo Toccare, Sentire, Essere.
Con queste riflessioni vi lascio, un abbraccio
La ragazza con la sciarpa azzurra
