Le nostre origini: tra scienza e fede
Prima o poi nella vita i dubbi esistenziali ci assalgono e ci ritroviamo così a porci domande a cui non sappiamo dare risposta, non una certa, perlomeno. Oggi siamo qui per tentare di rispondere alla domanda: "Da dove veniamo?"
Le origini dell'uomo sono state fatte risalire, dalla scienza, all'evoluzione delle scimmie e, dalla fede, al mito della creazione, non importa se essa stessa avviene per opera di un Dio o per opera dell'Universo (a seconda della religione di riferimento).
Quindi, apparentemente, scienza e fede non coesistono e ne consegue che le persone tendono a schierarsi da una parte o dall'altra rinnegando ciò che sostiene la "fazione" opposta, portando il proprio atteggiamento all'estremismo del considerarsi atei o credenti, uomini di scienza o uomini di fede.
Io, personalmente, sono cresciuta in una famiglia cristiana cattolica ma per qualche motivo, sin da giovane, quando a scuola ho studiato l'evoluzionismo Darwiniano ho pensato che una versione non escluda l'altra, che fede e scienza possano CONvivere e CONdividere.
Dunque, riflettiamo, come può questo essere possibile? Parto da quello che è stato il caposaldo della mia spiritualità per gran parte della mia vita (e vi invito a fare lo stesso con la vostra religione di riferimento) e vi unisco un po' di scienza e di filosofia per giungere ad una chiarificazione dell'argomento che stiamo trattando.
Partendo dal Cristianesimo, sappiamo che un uomo e una donna, i progenitori della specie umana, Adamo ed Eva, sono stati creati a immagine e somiglianza divina e mandati a vivere nel giardino dell'Eden, da cui sono stati cacciati dopo l'assaggio del frutto proibito, quello dell'Albero della Conoscenza del Bene e del Male, divenendo così consapevoli di sé stessi (da qui il riscoprirsi nudi) e delle cose (acquisendo conoscenze ancestrali). Con la Cacciata, Dio li ha privati dell'immortalità e li ha condannati a vivere nel Mondo.
Secondo la scienza, però, la vita sulla Terra è nata dall'acqua, le cui creature a un certo punto della loro evoluzione sono andate a vivere sulla terraferma e si sono evolute in branche diverse dando vita ai progenitori di ogni specie attualmente estinta o vivente (in base al meccanismo della selezione naturale) compreso l'uomo, che, nello specifico, ritrova le sue origini nell'evoluzione della scimmia, da cui sono nati gli ominidi.
Sappiamo anche che Dio ha creato il mondo intero, compreso le creature che lo abitano. In particolare, secondo la Bibbia, ha creato Adamo con la terra, dandogli la vita soffiandogli un 'respiro' sulla faccia e, dopo averlo posto nel giardino dell'Eden, ha creato come sua compagnia, dapprima, gli animali e poi una donna partendo da una costola di Adamo stesso.
Sappiamo che la scienza afferma che tutti gli esseri viventi hanno progenitori in comune e, quindi che l'uomo non può essere stato creato "a parte" per dargli sembianze simili al divino e un ruolo di "superiorità" rispetto agli animali sin dall'origine dei tempi. Anzi, all'inizio di tutto l'uomo non esisteva neanche: gli ominidi si sono evoluti con il tempo fino all'homo sapiens.
Sembra non esserci spazio per l'Eden, in tutto questo, vero? Eppure Il mito del paradiso terrestre è stato collocato da fonti storiche in Mesopotamia: le ricerche hanno dimostrato che l'area associata dalle fonti storiche all'Eden si sovrappone all'area in cui vennero per la prima volta domesticati cereali e bestiame nel Neolitico: la Mezzaluna Fertile. Ecco il primo punto in comune tra scienza e fede: l'Eden esiste.
Del mito della creazione biblico troviamo conferma in quello dei popoli antichi della Mesopotamia (considerati i nostri progenitori, vista l'analisi qui sopra), che credevano che gli dei avessero creato l'uomo con l'argilla e con il sangue di un dio. E se questo serva a spiegare il legame profondo che lega l'uomo alla terra, in quanto essa viene vista come fonte di vita primaria, fertile e produttiva? Acqua e terra sono la combinazione necessaria perchè la vita prenda forma.
E se il fatto che, secondo la scienza, i progenitori di tutti gli esseri viventi provengano dall'acqua non sia un caso? Da dove viene la vita?
I filosofi dell'antica Grecia pensavano che la vita fosse insita nella materia stessa e quando le condizioni erano favorevoli emergeva spontaneamente. Aristotele sintetizzò in una sua Teoria tutte le idee relative alla generazione spontanea dei filosofi che lo avevano preceduto, sostenendo che gli esseri viventi nascono da altri organismi simili, ma a volte possono generarsi anche dalla materia inerte. Che vuol dire? In ogni cosa, secondo il filosofo, ci sarebbero un "principio passivo" rappresentato dalla materia e un "principio attivo", ovvero una sorte di forza interna che organizza la materia stessa dandole la sua propria forma. Ad esempio, il fango è materia inerte che possiede un principio attivo che ha la predisposizione ad organizzare la materia inerte in un essere Vivo, come ad esempio un verme o una rana.
Tra scienza e filosofia, quindi, possiamo dire che veramente Dio potrebbe aver dato origine alla vita partendo dalla terra (ma fondendola all'acqua), in quanto:
l'argilla è un minerale di origine alluvionale
il fango è costituito mescolando acqua e argilla
Il suo Soffio Vitale, poi, è il "principio attivo" di cui parlava Aristotele, quello che dona la Vita.
E per quanto concerne il fatto che l'uomo è stato creato a immagine e somiglianza del Divino? Come si può far coniugare questo con il fatto che l'uomo abbia origine dai primati? Semplice: la Creazione è stata un Processo. Sin dal Big Bang, di cui Dio è il motore primo, se lo consideriamo come Artefice di tutte le Cose, abbiamo dimostrazione del fatto che la Creazione non avviene con un "colpo di bacchetta magica". Per cui anche per la Creazione della Vita sulla Terra tutto è avvenuto come un Processo, di cui l'Evoluzione è strumento o metodo. Dio, però, non ha acceso una miccia e lasciato che i fuochi d'artificio esplodessero da soli, lasciando le scintille sgorgare a caso: ad un certo punto del processo evolutivo, quando una forma fisica appropriata si è sviluppata, Dio è intervenuto per infondere il suo Sè e unirlo a quello delle sue Creature, dando loro molto più che una forma esteriore, dando un'anima. In particolare, dando all'uomo "immagine e somiglianza" divina. Essere a "immagine di Dio" significa che l'uomo non è solo una "cosa", ma un "qualcuno", dotato di tutto ciò che occorre affinchè vi sia una Coscienza Attiva e Creativa, come lo è il divino stesso. L' "immagine e somiglianza", quindi, non è esteriore ma interiore. Dopotutto non è ingenuo credere in un Dio antropomorfo? Dio è Vita, Luce e Amore puro. Come può un corpo come il nostro contenere tutto ciò?
E come interpretare la cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre (dal cui nome dobbiamo trarre che non si trova su un piano sconosciuto e che adesso non esista più, ma che esso è, appunto, la Terra)? Essa serve a giustificare la mortalità e il fatto che, in quanto loro discendenti e portatori del Peccato Originario dobbiamo affrontare i dolori e le difficoltà dell'esistenza. L'uomo si è appropriato di tale racconto per spiegare il concetto di Peccato tipico delle religioni, in modo da dover introdurre anche il concetto di Salvezza, che ogni religione persegue a modo suo, quando, invece, esso sta a indicare il fatto che vi è stato un tempo in cui l'uomo viveva in armonia con il Creato e con le sue Creature e che a un certo punto la consapevolezza di sé e delle cose, non acquisita mangiando il frutto proibito ma risalendo alla Fonte (THE SOURCE), lo abbia spinto a cercare una vita più piena, per la quale l'uomo ha sacrificato l'idillio iniziale, una vita che comprendesse tutto quello che c'era da scoprire e da sapere sul mondo. Quindi non vi è stata una vera e propria cacciata dall'Eden, bensì un allontanamento da parte di un Padre che ha visto i suoi figli desiderare di intraprendere una nuova strada, ardua e difficoltosa.
Ma quindi il Peccato e della Salvezza esistono o no? Ne parleremo in un capitolo a parte.
Con affetto,
La ragazza con la sciarpa azzurra.
