L'uomo e il Divino: come rapportarsi ad esso
Sin da quando l'uomo è nato si è posto domande esistenziali come " chi sono?"; "da dove vengo?"; "da dove viene il mondo?" e ha cercato risposta alle sue domande nel divino, al quale si avvicinò dapprima con miti e leggende e poi con la costruzione di interi credo: le religioni.
Se prendiamo per assunto che le religioni, e i libri sacri su cui si fondano, siano costruite ad hoc dall'essere umano e che esse hanno tutte un fondo di verità comuni, allora possiamo desumere che proprio passando da quelle verità comuni possiamo giungere al Divino. Cominciamo:
(vi presento dei diagrammi di flusso e, subito dopo, faccio delle riflessioni).


Riflessioni
Se esiste una visione comune del divino a tutte le religioni, allora vuol dire che se ne può trarre un modo comune per interagire con esso che si collochi al di fuori di schemi precostituiti. Come fare?
Semplice: vedere il Divino in ogni cosa, dalla più piccola delle pietre alla più alta delle montagne; vivere con Umiltà, sapendo che ogni nostro pensiero e azione nascono per essere guidate dall'Alto (e quindi, riconoscendo il Divino nella spontaneità, non opporsi ad essa); seguire il Cuore e non la Mente perchè razionalizzare o, meglio, mentalizzare, ci allontana dal Vero Stato delle Cose e dal nostro vero Sè; dal momento che il nostro vero Sè è la nostra vera essenza, e che essa è in parte divina, fidarsi della nostra parte più recondita e manifestarla senza vergogna alcuna, senza lasciare che la società moderna ci ponga dei paletti mentali e comportamentali significativi. In questo modo possiamo entrare in contatto col nostro vero Spirito, la nostra vera Essenza (cosa che la spiritualità new age ricerca nel contatto con spiriti guida, antenati e ricerca di vite precedenti).
Tutto questo non vuol dire che non ci siano regole sociali da rispettare, in quanto le regole servono per mantenere l'Ordine. Talle trattazione vuole solo essere un invito a vedere le cose in modo meno schematico, spingendoci a riconoscere il Divino che vive nell'Umano e a dargli libertà di espressione (il che non avviene seguendo un sistema religioso specifico, nemmeno quello più arcaico delle civiltà indigene, in quanto ingabbia lo Spirituale in schemi precostituiti).
Questo articolo vuole essere di ispirazione per far comprendere che la spontaneità in ogni sua forma (la voglia improvvisa di cantare e/o ballare; il dedicarsi a una passione; il gioire o piangere pubblicamente, senza celare o trattenere le emozioni più pure; la voglia di esplorare; lo scoprire nuovi orizzonti; l'avventurarsi in qualcosa o qualche luogo sconosciuto; le passeggiate nella natura e nell'urbano; etc...) va valorizzata perchè ci connette con la parte più recondita di noi, il nostro Spirito ( che non è la nostra anima, sono due cose diverse).
Essere spirituali non significa essere sempre felici, negando ogni emozione negativa, ma vuol dire vivere le proprie emozioni in modo intenso, pieno. Significa sentire l'Universo fluire nel proprio corpo. Significa seguire il Panta Rei (tutto scorre), sentire il fluire della vita e dei suoi significati in noi e volerli scoprire "Seguendo il Flusso", come dico io. Significa lasciarsi guidare da ciò che sentiamo dentro, legittimandolo sempre e mai respingendo le sensazioni e le intuizioni che abbiamo per sostituirle con altre, che ci sembrano più razionali o più adatte al contesto in cui ci troviamo. MAI.
Cercate voi stessi e troverete Dio; cercate Dio e troverete voi stessi.
Un abbraccio,
La ragazza con la sciarpa azzurra.
