Peccato e Salvezza: dogmi o realtà

04.12.2025

Per poter parlare bene dei concetti di Peccato e Salvezza e poter fare un'analisi finalizzata a comprendere se si tratta di puri dogmi religiosi o se in qualche modo l'uomo si sia avvicinato alla Verità delle cose, è necessario sintetizzare cosa si intende per peccato e salvezza nelle varie culture: è importante riconoscere che non tutte le religioni parlano lo stesso "linguaggio" metafisico: i concetti di "anima", "dio", "trasgressione", "salvezza" non sono sempre equivalenti. Analizziamoli insieme:

Cristianesimo

• Peccato

Nel cristianesimo la nozione di peccato include la nozione di Peccato Originale: cioè una condizione innata di lontananza da Dio e di decadenza della natura umana, trasmessa di generazione in generazione sin dal momento in cui i progenitori del genere umano, Adamo ed Eva, furono cacciati dal Paradiso Terrestre per aver assaggiato il Frutto dell'Albero Proibito. Il peccato non è solo una serie di azioni cattive, ma una condizione ontologica che rende l'uomo incapace, con le sue sole forze, di ristabilire pienamente la comunione con Dio. 

• Salvezza / Redenzione

La salvezza nel Cristianesimo è concepita come liberazione dal peccato e dalle sue conseguenze, grazie all'opera redentrice di Dio-uomo, Gesù Cristo. Tale redenzione consente la riconciliazione con Dio e la trasformazione morale e spirituale e, infine, apre alla vita eterna. In molte confessioni cristiane, la salvezza è un atto di grazia divina: non è qualcosa che l'uomo guadagna da sé, ma che riceve grazie al sacrificio di Cristo, morto sulla Croce per la Salvezza dell'umanità.

Guardando alla confessione Cattolica in cui sono cresciuta mi sento di aggiungere un'altra riflessione:

Se Gesù ha già dato la salvezza, perché servono battesimo, confessione e comunione? La risposta sta nel distinguere la salvezza oggettiva (quello che Cristo ha compiuto) e la salvezza soggettiva (come ciò viene applicato alla persona). 

Nel cristianesimo (specialmente cattolico), la redenzione è stata compiuta "una volta per sempre" e Gesù con la sua Morte e Resurrezione riconcilia l'umanità con Dio e apre la possibilità della salvezza. Questa è l'opera salvifica universale, ma ciò non vuol dire che l'essere umano automaticamente vuole il bene, non può peccare più o sia magicamente trasformato. La salvezza deve essere accolta, interiorizzata, vissuta.

I sacramenti: battesimo, confessione, comunione, cresima e matrimonio ( o in alternativa di quest'ultimo il sacerdozio), servono a relazionarsi con Dio. Nel momento in cui un uomo commette un peccato il sacrificio di Gesù non diventa inconcludente, semplicemente è necessaria l'azione dell'uomo per tornare alla relazione con il Divino e poter aspirare alla salvezza. Allora, cosa fa la confessione? La confessione non "aggiunge" qualcosa al sacrificio di Cristo, piuttosto è lo strumento mediante il quale l'opera di Cristo viene applicata al singolo, in quanto l'uomo deve:

  1. riconoscere il peccato (presa di coscienza)

  2. pentirsi (cambiamento interiore)

  3. ricevere il perdono come dono (non come auto-giustificazione)

  4. ricostruire la comunione con Dio

  5. riconciliare con la comunità (dimensione ecclesiale

E da qui sorge spontanea la domanda: "Ma se Dio perdona sempre, a che servono i sacramenti del battesimo, della confessione e della comunione?  Semplice: l'uomo ha bisogno di un segno visibile e una dinamica reale.

Quindi possiamo dire che Gesù è come la medicina salvifica (già disponibile) e che i sacramenti sopra citati siano come l'atto di prenderla. Perciò l'uomo con i sacramenti non crea la medicina, la riceve.

L'uomo è considerato in una relazione d'amore con Dio, ma quando egli fa del male e pecca è necessario che: lo riconosca, chieda perdono e ricostruisca la fiducia con il divino.

In sintesi nel Cristianesimo è fondato sui seguenti punti:

  • Cristo distrugge il peccato (potere redentivo)

  • La confessione distrugge la colpa (applicazione concreta)

  • Le opere riparano il danno (dimensione morale e sociale)

Ora andiamo avanti con l'analisi dei concetti di Peccato e Salvezza:

Islam

• Peccato

Nell'Islam ogni essere umano nasce innocente, non ereditando alcuna colpa dai progenitori in quanto il peccato è concepito come infedeltà a Dio, disobbedienza alla Sua volontà, trasgressione della legge divina. 

• Salvezza / Redenzione

La salvezza si ottiene attraverso fede (in Dio), pentimento sincero, buone opere e sottomissione alla volontà divina. Il pentimento, unitamente a atti di carità e preghiera, può portare al perdono e all'ingresso in Paradiso. 

Ebraismo (Giudaismo rabbinico)

• Peccato

Il peccato nell'Ebraismo non c'è un peccato originale come nel Cristianesimo: ogni individuo è responsabile delle proprie azioni. Ogni persona possiede dentro di sé il potenziale per scegliere il bene o il male e quindi il peccato diventa una decisione, non una condizione ontologica permanente. 

• Salvezza / Perdono / Redenzione

Nell'Ebraismo si ha una continua dinamica di: peccato – teshuváh (pentimento / "ritorno a Dio") – perdono. 

Il perdono richiede spesso non solo pentimento interiore, ma anche riparazione del torto se il peccato ha danneggiato altri.  Ma non è tutto qui: la legge divina (la Torah, la Legge) e la sua osservazione sono via di salvezza intesa come vivere secondo la volontà divina, portando giustizia, rettitudine e relazione con Dio e la comunità. 

Induismo (e tradizioni filosofiche/religiose collegate)

• Peccato / errore morale

Nell'induismo (e nelle tradizioni dharmiche affini) non si parla di peccato nel senso di colpa ereditaria o trasgressione contro un Dio che punisce. Piuttosto si parla di violazione del Dharma (dovere morale / ordine cosmico), cioè comportamenti contrari all'armonia etica e cosmica.  Secondo questa visione le azioni negative producono "karma negativo", cioè conseguenze che influenzano sia il presente che le eventuali rinascite future. 

• Salvezza / Liberazione

L'obiettivo spirituale è la liberazione dal ciclo delle rinascite (saṃsāra), cioè la fine della ripetizione di nascita, morte e rinascita e, quindi, delle reincarnazioni. 

La salvezza si raggiunge realizzando la vera natura dell'anima e la sua identità con l'assoluto o attraverso la devozione, la conoscenza spirituale, la meditazione, l'azione virtuosa. Vi sono, perciò, varie "vie" (yoga, bhakti, jnana, karma-yoga) che possono portare alla Liberazione. In questo quadro, "essere salvati" non significa essere perdonati da un dio per peccati, ma realizzare la propria natura spirituale, trascendere la sofferenza e l'impermanenza. 

Buddhismo

• Peccato / Ignoranza / Kamma

Nel Buddhismo tradizionale non esiste un concetto di "peccato" equivalente a quello delle religioni monoteistiche, soprattutto non c'è l'idea di peccato originale o di peccato come colpa davanti a un Dio che punisce. Quello che si considera "male" o "trasgressione" è un'azione non virtuosa che genera karma negativo. Le radici di queste azioni negative sono concetti come moha (illusione/ignoranza)e tanha (desiderio, attaccamento), che generano sofferenza e mantengono il ciclo dell'esistenza.

• Salvezza / Liberazione — Nirvāṇa (o equivalente)

L'obiettivo è la cessazione della sofferenza e l'uscita dal ciclo di rinascite attraverso l'eliminazione dell'attaccamento, dell'ignoranza, del desiderio. Il processo di liberazione richiede sforzo personale: meditazione, etica (comportamenti virtuosi), consapevolezza, saggezza, pratica spirituale — non una salvezza "impartita" dall'esterno, ma una trasformazione interiore.  

IN SINTESI:

  • Il termine "peccato" (dal latino peccatum) – in senso religioso – indica una condotta umana negativa non solo nei confronti degli altri, ma, allo stesso tempo, nei confronti del divino / dell'ordinamento spirituale / cosmico. 

  • La "Salvezza" (o "liberazione", "redenzione") è un concetto che molte religioni utilizzano per descrivere la liberazione da uno stato considerato negativo (peccato, sofferenza, ciclo delle rinascite, alienazione, ecc.) e l'accesso a uno stato spirituale o esistenziale migliore, definitivo o duraturo. 


  • Le mie riflessioni:

    Tra tutte le religioni c'è un filo comune: la ricerca umana di senso, fine della sofferenza, riconciliazione con qualcosa di più grande. E se, quindi, il peccato non esistesse? Questo termine, associato a quello di "salvezza" potrebbe essere  semplicemente stato inventato dall'uomo per rispondere a domande universali quali: "Perché esiste il male e la sofferenza?", "Come essere liberi dalla sofferenza/inquietudine?", "Cos'è una vita buona?", "Quali sono le conseguenze se scelgo o meno di vivere una vita buona?", "Cosa succede dopo la morte?" 

    Se non fosse necessaria una riconciliazione con il Divino? Se esso fosse dentro di noi da sempre e parlasse al nostro cuore già dalla nascita? Se per instaurare una relazione con Lui bastasse parlargli (e non pregare, perchè con il divino dobbiamo cercare un dialogo piuttosto che un monologo, troppo spesso pieno di richieste come una lista della spesa)? Se non vivessimo costantemente messi alla prova o "indotti" in tentazione? Se semplicemente gli errori che commettiamo li facessimo solo perchè l'essere umano è fallibile? E se Dio avesse messo questo in conto quando ci ha immessi nel Mondo? Se alla fine della nostra vita, ricongiungendoci a Dio non dovessimo rendere conto dei nostri peccati ma avere con lui una bella chiacchierata su come abbiamo vissuto questa avventura chiamata Vita? Se il divino imparasse cosa sia vivere nel mondo attraverso di noi, con la nostra complessità data da azioni, pensieri, reazioni, sentimenti ed emozioni? Se il Divino non fosse altro che l'Universo stesso che ci ha fatto il grande dono di sperimentare la Vita con tutte le sue contraddizioni e un giorno ci chiederà il resoconto per puro processo conoscitivo, senza GIUDIZIO ALCUNO? 

    Non sto dicendo che non vi sia alcuna differenza tra un'anima buona e una cattiva. Tra chi fa male per errore e chi lo fa gratuitamente e/o per diletto. Tra chi ha un codice morale e chi no.

    Credo fermamente che vi sia una differenza, che vi siano conseguenze se nella vita si è scelto il Male piuttosto che il Bene e viceversa, ma credo anche che non dovremmo vivere nel costante terrore del Giudizio Finale, come se vi siano solo due possibili opzioni (la Salvezza o, all'opposto, la Dannazione) entrambe eterne. Questo, infatti, ci rende più facili vittime dei dogmi della fede che confessiamo. Dogmi che ci fanno sentire in "debito" con Dio e che ci portano a pensare a tutto ciò che va male nella vita come una Punizione Divina, da espiare con tante preghiere e con la devozione assoluta. Ma se Dio è come un padre per noi, è il nostro Padre Celeste, pensate davvero che egli voglia devozione assoluta? Io credo che tutto ciò che vuole sia vederci felici. E se a volte tutto sembra andare male, lui ci sta affianco. 

    Una storia mi accompagna da quando ero più giovane, una storia che ho letto da qualche parte e fa più o meno così: se la Vita fosse camminare sulla spiaggia, vedremmo dietro di noi due serie di impronte, quelle nostre e quelle di Dio che cammina accanto a noi. E se le cose si fanno difficili le serie di impronte si riducono a una, ma non perchè Dio ci abbandona nelle difficoltà, essendo esse la sua punizione che dobbiamo scontare da soli, ma perchè quelle impronte sono le Sue, che ci porta in braccio per sostenerci e amarci ancora di più nel momento del bisogno.

    Vi scrivo questa storia perchè la trovo vera. Lui non punisce, non castiga, non odia l'essere umano per le sue colpe, ma lo accompagna nel lungo viaggio che l'uomo stesso ha voluto intraprendere. Certo, se abbiamo fatto del male a noi stessi o agli altri dovremo rendergliene conto ma non ci farà del male per questo: vuole solo analizzare la situazione insieme a noi e vedere quali altre opzioni abbiamo scartato ad esempio, scegliendo la rabbia e l'odio invece della gioia e dell'amore. 

    Siamo abituati a pensare al divino come a un Dio onnisciente, che vede e sa tutto. Ma se non CAPISSE tutto? Se avesse BISOGNO delle nostre spiegazioni? Se lui non avesse mai sperimentato la vita sulla Terra (lo so, da ex-cattolica è arduo affermare una cosa del genere) e tramite noi cercasse di capirla? Se anche si fosse incarnato, più di 2000 anni fa, non potrebbe conoscere la vita come la conosciamo noi. Se "rendere conto di tutto" alla fine della nostra vita serva perchè Egli capisca e si evolva, così come capiamo e ci evolviamo noi come anima attraversando la vita stessa?

    Ma allora, direte voi, se ruota tutto intorno alla Conoscenza, al Fare Esperienza da parte del Divino e non al Punirci per i nostri Peccati, dove finiscono gli uomini giusti dopo la morte? e quelli crudeli e malvagi? Esiste la Salvezza o, all'estremo opposto, la Dannazione Eterna?

    Io credo di no. Sia che si tratti di dividere l'extra terra in Paradiso, Purgatorio e Inferno, sia che si parli del ciclo delle Reincarnazioni.

    Io credo che queste siano costruzioni umane per dare risposta alle nostre domande sull'Aldilà. Che semplicemente non ci sia dato sapere cosa succede dopo la vita, ai buoni o ai cattivi. Che l'uomo abbia creato e condiviso tali concetti un po' come si fa con i bambini e Babbo Natale: se ti comporti bene ricevi regali, in caso contrario il carbone. Come si direbbe in psicologia, abbiamo introdotto nei bambini (con la storia di Babbo Natale) e negli uomini (con i concetti di Salvezza e, all'opposto, Punizione Divina) il condizionamento operante (di Skinner), secondo cui è la probabilità che un comportamento si ripeta dipende dalle conseguenze che lo seguono. Si parla, dunque, di:

    • Rinforzo (che aumenta la probabilità che un comportamento positivo venga ripetuto), distinguendo tra Rinforzo Positivo, in cui si  aggiunge una ricompensa (come il Paradiso o lo spezzarsi del Ciclo delle Rinascite) e un Rinforzo negativo, ovvero la rimozione di uno stimolo spiacevole ("Rimozione" del Peccato tramite il Perdono). 

    • Punizione ( che riduce la probabilità che un comportamento negativo si ripeta), con la Punizione positiva, ovvero l'introduzione di uno stimolo spiacevole (come la Punizione Divina) in risposta a un comportamento sbagliato e la Punizione negativa, cioè la rimozione di qualcosa di positivo (la Salvezza).

    Come possiamo vedere, nel condizionamento operante ( in cui il comportamento non è riflesso, ma volontario e modificabile tramite le sue conseguenze) è centrale il concetto di contingenza, cioè il legame tra comportamento e conseguenza.

    In questo modo in psicologia si spiega come i comportamenti vengano appresi, mantenuti o eliminati in base agli effetti che producono. 

    Io credo che l'uomo abbia fatto proprio questo con la costruzione di Paradiso, Purgatorio e Inferno o con la credenza delle Reincarnazioni in animali, piante o altri esseri umani a seconda del loro karma. La vera spiritualità non consiste nel "comportarsi bene" per essere piacenti agli occhi del divino, nel non commettere errori o nel costruire nella propria vita un karma positivo. Voglio dire...davvero ci serve una motivazione "più grande" per fare del Bene? Non è esso stesso gratuito?

    Con queste domande, tutte per voi, vi lascio. 

    Con affetto,

    La ragazza con la sciarpa azzurra.