Uomini giusti: esistono i Santi?

08.12.2025

Il concetto di Santità nasce con la concezione secondo cui bisogna condurre una vita più giusta possibile nell'ottica della Salvezza e varia per ogni cultura e religione mantenendo come assunto quello che le figure dei Santi abbiano raggiunto il livello massimo di elevazione spirituale nella loro vita terrena e per questo ottengono riconoscimento, generalmente dopo la morte. Essere santo significa manifestare in modo visibile un'unione speciale con il divino, divenendo modello per la comunità. Tuttavia, la storia della santità non è priva di complessità: vi sono Santi venerati da alcuni e contestati da altri; alcuni vengono canonizzati con entusiasmo e altri sollevano dibattiti morali, politici o dottrinali.

Quello che ho imparato come cristiana cattolica è che la santità, in senso teologico, è eccezione ma anche imitabile; è trascendente ma incarnata nella storia; è pacifica ma spesso generatrice di conflitto. Analizziamo ogni punto:

1) "È eccezione ma anche imitabile"

La santità appare come unica, irripetibile, quasi un miracolo storico. Ogni santo ha una vicenda personale incomparabile ma,  tuttavia, la Chiesa lo propone come modello: "imitatelo".
Ecco il paradosso: come si imita ciò che è unico?

La risposta teologica è che non si imita la forma esteriore della vita del santo (le opere, i digiuni, le visioni), ma il principio interiore che lo muove: la carità.

Ne deriva che non esiste un modo solo di essere santo: ogni vita può portare un riflesso diverso della stessa "chiamata".

2) "È trascendente ma incarnata nella storia"

    La santità non è una fuga dal mondo, è Dio in relazione con una biografia, con un contesto sociale e, quindi, con un frammento di storia. Questo significa che non esiste santità astratta, che essa non è un concetto atemporale: ciò che una società considera santo può mutare nel tempo. 

3) "È pacifica ma spesso generatrice di conflitto"

La santità si nutre di pace interiore, riconciliazione, misericordia. Eppure, storicamente, è stata motore di: rotture, crisi, incomprensioni, persino persecuzioni. Perché l'autenticità spirituale mette in discussione equilibri che si reggevano su compromessi. Il santo non cerca il conflitto, ma non può evitarlo quando denuncia ingiustizie, richiama alla verità e propone conversione. Il conflitto, dunque, non nasce dalla violenza del santo ma dalla resistenza della società alla trasformazione.

Grazie a queste riflessioni nasce il fenomeno dei Santi Controversi. S parla del santo controverso quando la sua vita o il suo operato generano interpretazioni contrastanti, specialmente se si inserisce in tensioni politiche o religiose ben specifiche. 

Vediamo un esempio concreto:

MADRE TERESA DI CALCUTTA --> proclamata santa dalla Chiesa cattolica, in virtù del suo lungo servizio ai poveri, malati, morenti e del fondare l'istituto delle Missionarie della Carità. In molti hanno visto in lei un simbolo di carità, umiltà e dedizione per "i più poveri tra i poveri", incarnando la santità come servizio e compassione. Tuttavia, giornalisti, medici e studiosi hanno evidenziato aspetti problematici che mettono in discussione il mito della "santa universale". In particolare:

  • la qualità delle cure mediche: in alcune sue "case per i moribondi" i pazienti avrebbero ricevuto igiene carente, uso debole o assente di analgesici forti e mancanza di diagnosi o trattamenti efficaci nonostante le numerose donazioni ricevute. Come se tali strutture erano più "ospizi per morire dignitosamente" che vere cliniche. 

  • Concezione teologica della sofferenza: secondo certe analisi, Madre Teresa sembrava valorizzare la sofferenza come qualcosa di spiritualmente positivo, scoraggiando gli sforzi per alleviare concretamente il dolore. 

  • Uso e trasparenza delle donazioni: alcune inchieste sollevarono dubbi sulla trasparenza dell'uso dei fondi ricevuti e sulle priorità nell'utilizzo degli stessi (strutture, cure, o espansione della presenza religiosa).

  • Orientamenti morali e dottrinali dogmatici: Madre Teresa era fortemente contraria all'aborto e a molte delle linee di pensiero moderne su sessualità e diritti delle donne; alcuni ritengono che tale postura pesi nella valutazione della sua figura come "modello universale". 

  • Distanza tra immagine mediatica e realtà concreta: secondo certe critiche, i media costruirono un "mito" che oscurò aspetti problematici, generando un'immagine idealizzata, che nella realtà era molto più complessa e ambigua. 

Questo, a mio parere, evidenzia come la santità, descritta come lo vuole la Chiesa, non esiste. Crescendo ho capito che essa non è perfezione morale assoluta. La santità mediatica (raccontata attraverso immagini di compassione, gesti caritatevoli, premi internazionali) può diventare un modello idealizzato, che rasenta l'ideale. E questo è nocivo per tutti noi, perchè vedere i Santi come esseri umani "perfetti" o che rasentano tale condizione potrebbe creare due effetti opposti: da un lato avere un modello assoluto di riferimento può accrescere il desiderio di somigliare ad esso e quindi fungere da "motore" per una nostra "evoluzione in essere"; dall'altro tale situazione potrebbe scoraggiare dal tentare di migliorare il nostro approccio con il mondo e, così, crescere, perchè quel modello viene visto come impossibile da raggiungere. 

Davanti a questa riflessione, una volta, qualcuno mi disse che tutti possiamo aspirare ad essere Santi, che non esiste un modello assoluto di santità, che le controversie nei Santi attualmente riconosciute servono a dimostrare proprio questo. A mio parere, però, qualcosa non torna: i Santi sono figure teologicamente riconosciute DALL'UOMO. Il divino non ha nulla a che vedere con questo. Dio ci ha messi sulla terra per sperimentare, in prima persona o attraverso gli altri, la Vita. Tutto qui. Non ci è stato chiesto, con la venuta al mondo, di essere modelli universali gli uni per gli altri, ma di imparare gli uni dagli altri, sia nelle cose belle che in quelle brutte. Dio non vuole che tendiamo a un modello di perfezione assoluta del genere umano, vuole solo che basiamo la nostra vita sul principio esistenziale dell'Amore. Non ci serve nessun modello, nemmeno quello rappresentato da Dio stesso. Ci serve solo credere nell'Amore e vivere secondo esso, ognuno nel modo in cui riesce a farlo secondo i propri limiti e le proprie responsabilità. L'Amore è il centro attorno a cui ruota l'intero Universo e, se l'Universo è dentro di noi, è anche il centro attorno al quale ruota la nostra esistenza. Non ci serve un "mito" da imitare, dobbiamo solo seguire il cuore verso quel grande Amore che Dio ci ha messo dentro.

Perciò, cosa penso dei Santi? Non esistono. Sono costruzioni puramente umane per creare delle linee guida nel comportamento, per darci una direzione da seguire. Non vi sono trattamenti speciali nell'aldilà riservati ad anime sante, come si vuol far credere. Il destino è comune: crescere in Conoscenza e Sapienza ma, soprattutto, in Consapevolezza dell'Amore e delle sue forme in modo da avvicinarci di più al Divino e avvicinare di più il Divino a noi (che, come abbiamo visto, sono due cose differenti). 

Ma a questo punto verrebbe da chiedersi: perchè sentiamo l'esigenza di avere dei modelli da imitare come i Santi? Perchè incasellare le persone in categorie predefinite (santi e non santi) ? Perchè metterci in condizioni di attuare sempre confronti con gli altri in una modalità poco sana, dove se non si rientra nei canoni allora non si è poi così buoni come si dovrebbe? Ma soprattutto, c'è un VERO E UNICO modo di essere buoni? I Santi ( se non Dio stesso) sono gli unici che possono essere il nostro metro di paragone, quello a cui dobbiamo tendere? 

L'uomo, si sa, è sempre stato abituato al confronto con gli altri, un confronto, però, che non viene da Dio in persona, in quanto ai suoi occhi siamo unici e speciali nelle nostre virtù e nelle nostre debolezze. Non ci chiederebbe mai di cambiare il nostro Io interiore, il nostro Sè più profondo. Noi invece, vivendo un continuo paragone con chi riteniamo migliore di noi (già a partire dalla quotidianità, figurarsi nel confronto con i Santi!) tendiamo a modificarlo per essere più "aderenti" possibile a ciò che ci si aspetta da noi nella società e al modus vivendi e operandi che propongono le istituzioni, laiche o religiose che siano. Ma seguire il nostro vero Sè, la nostra vera essenza è ciò che più ci porta alla nostra VERA realizzazione come esseri umani, per cui, non dovremmo allontanare, o quantomeno ignorare, tutto ciò che ci discosta da quello verso cui la nostra Anima tende, da quello che essa stessa vuole dirci? 

Se convenite con me che la risposta è "Sì", beh, allora dimentichiamoci dei Santi e degli altri modelli di vita che ci propone la società in cui viviamo. Ogni essere umano è dotato di una bussola interiore che lo sa guidare. Ma non è una bussola che funzione seguendo il magnetismo terrestre; è una bussola che segue il Flusso, quel flusso che scorre in noi dal momento in cui siamo stati creati, quel flusso che ha origine dalla Fonte (THE SOURCE) che, sgorgando dal Nulla, ha dato origine alla Vita. Dovremmo andare "dove ci porta il vento" e non in senso negativo, ma tenendo conto che nell'Universo, nel Cosmo e nel Creato c'è un ben preciso Ordine Delle Cose che ci guida. Un Ordine che non può essere dettato dall'umano ma solo dal Divino e che non è un ORDINE assoluto, in cui regna la mancanza caos o di imperfezioni (come è la nostra vita), bensì un ORDINE in cui il caos trova posto, con tutte le sue contraddizioni. E così siamo noi, pieni di contraddizioni. Perchè quell'Ordine trova posto dentro di noi e assume la specifica forma che il Divino ha voluto dare a ogni essere umano, rendendolo parte dell'Universo, del Cosmo e del Creato, donandogli le sue specificità e coniugando l'Ordine in ognuno secondo le peculiarità che ci rendono semplicemente NOI.

Se, quindi, l'Ordine Delle Cose è dentro di noi, basta connettersi ad esso e seguirlo. Non occorrono Santi o altri modelli di nessuna sorta a guidarci. Ci basta basare la nostra vita sull'Amore, che di quell'Ordine è origine, e saremo sulla strada giusta, sempre. Quindi impariamo a seguire ciò che ci dice la nostra Anima attraverso il cuore: dobbiamo Amare, amare la famiglia, amare gli amici, amare i conoscenti, amare le cose (che non significa esserne dipendenti o essere "attaccati" ad esse), amare ciò che facciamo, amare ciò che siamo, amare il mondo intero. Perchè se tutto ruota intorno all'Amore, allora è possibile un mondo migliore.

Dopotutto, restando in tema con il periodo corrente, se persino il Grinch si è riscoperto capace di amare (in genere, tant'è vero che il suo cuore crebbe di taglia) e ha trovato il meglio di sè senza avere modelli esterni e universali da cui trarre ispirazione (come i Santi), ma solo grazie all'Amore che gli è stato donato, beh, allora questo è possibile per tutti noi. Nessuno escluso. Anche per l'uomo più terribile sulla faccia della Terra.

A presto,

La ragazza con la sciarpa azzurra.